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Ipotesi per un umanesimo socialista
Posted on Tuesday, 01/08/08
Nel Consiglio generale del 16-17 dicembre 2006, conseguentemente alle scelte operate della Terza conferenza internazionale di Utopia socialista (luglio 2006), abbiamo assunto delle nuove Ipotesi, sulla base degli sviluppi, arricchimenti, correzioni alle Ipotesi su cui nel luglio del 2000 ci siamo fondati come Utopia socialista. Dalla fondazione di Utopia socialista ad oggi abbiamo vissuto e fronteggiato drammi e tragedie come l’11 settembre 2001, lo tsunami del dicembre 2004 nel Sud-est asiatico, le diverse guerre attuali, ed assistito a lotte e movimenti riscoprendo ogni volta la straordinaria volontà di vivere di reagire della nostra specie. In questi anni abbiamo cominciato a sperimentare, verificare ed avanzare ulteriori ipotesi teoriche trovando iniziale riscontro nella capacità di cogliere, leggere in profondità, in qualche caso pronosticare, importanti processi e vicende che vive l’umanità; nel tentativo di interpretare reattivamente la crisi e il crollo delle avanguardie; nel cominciare a vivere, non senza limiti e contraddizioni, una corrispondenza tra ciò che teorizziamo e il nostro impegno e vita. È una ricerca, la nostra, che sta iniziando ad affermarsi in alternativa alle diverse risposte politiche e religiose offerte alle genti, fuori dal sistema politico in cui viviamo, provando a costruire una comunanza umana differente. In questo percorso abbiamo cercato di apprendere e cogliere gli spunti positivi da quanti prima di noi hanno ricercato, in vari modi, un’ipotesi di liberazione per l’umanità, o concorso a dare spiegazioni dell’umano. E siamo via via venuti prendendo consapevolezza della parzialità ed erroneità dei punti di partenza e delle basi teoriche anche del marxismo, a cui le precedenti Ipotesi fondative si richiamavano pur in termini innovativi e trasformativi. Queste nuove Ipotesi costituiscono per noi ulteriori motivi da sperimentare e verificare, condividere e alimentare, coscienti di star muovendo i primi, ma perciò fondamentali, passi di un umanesimo socialista. *** 1 Prendiamo le mosse dalla specie umana nel suo divenire, dal genere femminile depositario delle qualità più profonde e benefiche di socialità e cooperazione della specie e per la sua potenziale superiorità creatrice, dalle maggioranze oppresse in cui si incarna la prima possibilità di riscossa della specie ancora largamente inespressa e schiacciata dalla sofferenza. Dall’esperienza ed esistenza concreta della nostra specie proviamo a trarre la comprensione di alcune caratteristiche essenziali della realtà umana e ad intendere la verità possibile della trasformazione degli esseri umani. 2 Tendiamo ad assumere la specie nella sua interezza implicita, nel succedersi delle sue vicende e divisioni interne, nel farsi complesso e contraddittorio nel corso del quale si sono esasperate le sue caratteristiche negative, utilizzate dai poteri oppressivi per alienarla globalmente e minacciarne la distruzione; ciò rende urgente la scoperta o riscoperta delle caratteristiche positive, affermative e creative assieme alla riabilitazione delle qualità originarie, dei sensi primari e delle facoltà più nobili di cui disponiamo. Una tensione originaria ad affermare ed affermarsi propria di qualsiasi essere umano fin dalla nascita – non riconosciuta consapevolmente come tale e mal concepita e indirizzata – tende ad esprimersi in termini negativi, senza perciò spengere mai l’affermatività degli esseri umani. Perché questa tensione si realizzi positivamente e beneficamente, permettendo la riscoperta e l’affermazione delle migliori qualità umane, è indispensabile una trasformazione radicale, materiale e morale degli individui, delle relazioni e della società, come passaggio cosciente verso una comunanza umana benefica e universale. La rivoluzione socialista è per noi un processo indispensabile per cominciare una civiltà libera ed autodeterminata delle donne e degli uomini. La specie può cercare la sua realizzazione intesa come autosuperamento e affermazione benefica di sé, come trasformazione dei rapporti umani e di ciascun individuo, come ricerca di relazione più armonica e non prepotente con la natura prima e le specie animali e vegetali. Intendiamo il termine specie sia come categoria antropologica, storica e sociale, filosofica ed esistenziale, che come idea generale del suo divenire possibile, della sua autotrasformazione futuribile. 3 Il bisogno di miglioramento degli esseri e dell’esistenza, che si è appalesato nella vicenda della specie, è insito nella natura umana e radica nella sua primigenia tensione affermativa. Ciascun essere umano ricerca il bene proprio e comune ma, non sapendo pensarlo e cercarlo correttamente, anzi facendolo più spesso erroneamente e a vantaggio fondamentalmente di alcuni, esprime anche una grande capacità di male. Minoranze e frazioni della specie, per affermare se stesse, si sono imposte facendo leva su questa capacità e questa forza – anch’essa umana – negativa, egoistica e al fondo autodistruttiva che è venuta via via assumendo concretamente le forme storiche del dominio patriarcale, della divisione coatta del lavoro, della violenza concentrata e omicida, della guerra e dell’oppressione statale, della politica e della menzogna, della rapina e del mercantilismo borghese, delle istituzioni repressive. Questi tratti, combinati assieme, giungono al massimo livello nello stadio dello sfruttamento capitalistico e imperialistico e – nell’era contemporanea – del sistema democratico globale e di altre permanenti e risorgenti forme di oppressione totalitaria. Il primeggiare della violenza concentrata, della guerra, connota il sistema che ha costretto ampie zone del pianeta e della sua popolazione alla più odiosa forma di barbarie. I poteri oppressivi borghesi minacciano la specie con lo sterminio crescente delle genti, la liquidazione delle risorse del pianeta, il tentativo consapevole e permanente di alienare dall’umanità le sue facoltà più autentiche e positive. Malgrado ciò tanta parte dell’umanità dà frequentemente prove positive, nella quotidianità oltre che massimamente nelle rivoluzioni, della permanente volontà di miglioramento e trasformazione di sé e dell’esistenza, volontà che a tutt’oggi rimane compressa e compromessa. 4 La tensione antropologica al socialismo attraversa in qualche modo tutta la vicenda dell’umanità. Essa radica nella tensione affermativa primigenia che, tramite la spinta in avanti della naturale socialità, può tradursi in intenzione concreta di miglioramento individuale, relazionale e collettivo; una tensione intima e permanente nella specie, sebbene spezzettata, dispersa e occultata dai meccanismi della violenza concentrata, della guerra e della politica, ma anche a causa dei difetti di riconoscimento e dei limiti di coscienza della specie stessa. Nel corso della vicenda umana le lotte, le rivolte, in special modo le rivoluzioni negli ultimi due secoli, hanno espresso un’energia sociale ed ideale – dispari e difforme nei vari processi – che rappresenta la più concreta speranza per il futuro ma che non ha trovato corrispondenza in un adeguato impegno di fondazione teorica e di vissuto continuo e coerente. Il socialismo non nasce dalle tragedie o dalla necessità come si è lungamente creduto, ma è uno sviluppo possibile delle migliori capacità umane, della ricerca di una diversa e migliore comunanza materiale e ideale fra gli esseri umani. In questo senso è e può essere universale, perché di ogni donna e di ogni uomo, di ogni oppresso e gruppo che in prima persona cerca di migliorarsi e migliorare beneficamente la vita basandosi sulla naturale socialità e socievolezza, sulla potenzialità di socializzazione insite in ogni individuo. Esso precede la rivoluzione ed è un passaggio decisivo per l’autoemancipazione complessiva della specie; è un principio di civiltà e di emancipazione da assumere globalmente, da suscitare e sviluppare teoricamente e praticamente sin da subito. 5 La specie vive una situazione di emergenza. Crescono le minacce per la nostra specie, stretta tra la spirale bellicista e la virulenza del terrorismo; aumentano la fame, le sofferenze e le pandemie, gli effetti devastanti delle calamità naturali. La distruzione della natura, e quindi i danni arrecati alla nostra specie e all’ambiente in cui vive, ha raggiunto nella contemporaneità un livello sinora ignoto. Gli irrisolti e le contraddizioni delle ere precedenti ritornano sotto nuove forme e si concentrano nella contemporaneità dove tutto si accelera, si combina e si complica a partire dal più gigantesco e drammatico mutamento complessivo causato alla specie dalla sua minoranza dominante con il conflitto del 1939-1945. Assistiamo oggi al tramonto bellicista e sanguinario del sistema democratico globale a dominanza USA, che ha segnato il più alto ed efferato grado di dominio che le classi dirigenti abbiano mai raggiunto contro i propri simili nella vicenda umana. La civiltà capitalistica ha raggiunto il suo esaurimento. Altre potenze oppressive e distruttive non assimilabili al sistema democratico – dalla Cina all’Iran – si propongono come nuovi protagonisti sul proscenio mondiale, anch’esse in difficoltà per l’obsolescenza di ogni civiltà – comunque tutte oppressive e patriarcali e quindi, per loro natura, incapaci di offrire risposte ai bisogni dell’umanità nella sua interezza. Tale obsolescenza è acuita dalla crisi senza fondo della politica. La barbarie avviata nel Novecento dal genocidio nazista, dal terrore stalinista e dalle atomiche statunitensi su Hiroshima e Nagasaki è in atto, come conseguenza del dominio oppressivo sistemico ma anche, ciò che è più grave, come espressione della disgregazione e abbrutimento di cui sono protagonisti gli stessi oppressi. Di fronte a questa emergenza umana crollano le avanguardie tradizionali, dogmaticamente aggrappate a riferimenti politici e no, che non possono rispondere alla complessità dell’umano che urge. In parziale ma permanente opposizione al tramonto distruttivo del sistema sono venuti resistendo, lottando, insorgendo, combattendo, sacrificandosi milioni e milioni di donne e uomini che non sono riusciti a sconfiggere la barbarie incombente ma l’hanno certamente rallentata e condizionata – nel solco della Comune di Parigi del 1871 – accennando ad un’alternativa globale con l’avvio della rivoluzione sociale in Russia nel 1905 e nel 1917, in particolare a Kronstadt nel 1921, in Spagna nel 1936-37, con l’esperienza dei Consigli a Budapest nel 1956, in Polonia nel 1980, per citare alcuni tra gli esempi più fulgidi. Il sistema è riuscito ad impedire la vittoria e la trascrescenza socialista, ma non ha saputo e non può abrogare la rivoluzione che si ripropone come un’imperiosa necessità ed esigenza dell’era che stiamo vivendo, la sua accelerazione e deviazione potenzialmente decisiva. Nel caos presente, insieme ad avanguardie di nuovo tipo, risorgono e si ripropongono in ogni dove lotte, movimenti, rivolte, rivoluzioni, indice di una resistenza umana di enorme valore ma di per sé insufficiente. Di più: la nostra gente continua ad esprimere una voglia di vivere e non solo sopravvivere, una speranza di futuro, un sogno di emersione dalle condizioni negative di esistenza, un desiderio e un tentativo di sottrarsi ai poteri oppressivi, delle straordinarie capacità creative che hanno bisogno di trovare i propri principi, le proprie strade, i propri progetti costruttivi, la propria teoria per realizzarsi compiutamente e consapevolmente. Solo in questo modo la società che tende a farsi mondiale, che è accomunata dall’oppressione e dalla crisi e dispersione delle coscienze e che a tratti si percepisce come realtà umana unificata, può cominciare a trovare una propria strada di riaggregazione e di comunanza benefica e cosciente. 6 La permanenza e il risveglio delle religioni, che ha accompagnato lo svolgersi della contemporaneità, trova nella grande transizione in atto nuovo successo tra le genti. Da sempre tutte le religioni rispondono alle domande degli esseri inevase dalla politica e dalle scienze, postulando l’essere assoluto extraumano e ultramondano. Con ciò le religioni, facendo leva sull’immaginazione e la tensione alla trascendenza umana, tendono a espropriare gli individui e le collettività, le donne innanzitutto, delle loro capacità creative più profonde, benefiche e belle. Il successo delle religioni si spiega per il bisogno di speranza del perfezionamento palpitante nell’umanità, unito all’incapacità di razionalizzarlo sentimentalmente in modo proprio e coerente. Da ciò scaturisce un’autoalienazione mortificante dei credenti nell’aldilà. La radice umana delle religioni ne spiega lo sviluppo ma anche la crisi proliferante, dovuta all’incapacità endemica di ricondurre alle donne e agli uomini i criteri e le possibilità di bene, di universalità e di verità. 7 La specie vive innanzitutto il tempo presente, proiettandosi inseparabilmente nel futuro e nella sua progettazione, cercando nel passato motivi e lezioni che li rinsaldino. La storia vissuta dalla specie finora non si riduce al mero alternarsi tra progresso e regresso né è dissolvibile nel fatale prevalere delle forze oscure del male. Essa è piuttosto un vorticoso processo aperto, molteplice, contraddittorio e incompleto, una dinamica altalenante della totalità incosciente dove i flussi del passato si riversano, trasformandosi ma non esaurendosi, nel presente e si proiettano verso il futuro. La storia dunque non è una condanna ma il contesto concreto da interpretare attualisticamente nel suo assieme; contesto che la specie, mutandone il corso attuale e forgiando il proprio futuro, deve tenere presente. 8 I rapporti della specie sono rapporti sociali anche storicamente determinati, ma sono inseparabilmente rapporti complessi tra persone, tra donne ed uomini in cui entrano in gioco i pensieri e i sentimenti come fattori in ogni caso determinanti. Le molteplici attività della specie, per quanto monche e spezzettate, ripropongono le sue qualità affermative, l’inscindibilità delle capacità produttive da quelle riflessive e sentimentali, l’integrità costituente di queste ultime nel farsi dei rapporti sociali. Al massimo grado ciò è testimoniato in alcune ascese rivoluzionarie, inconcepibili, nelle loro scaturigini e nei loro sviluppi, indipendentemente dalla consapevolezza appassionata della ricerca del cambiamento radicale. L’umano si configura come una molteplicità di aspetti compresenti e interconnessi di cui possiamo cogliere l’essenziale per prospettarne gli sviluppi futuribili. Nessun singolo aspetto della vita e dell’esistenza può da solo spiegare, tantomeno fatalmente condizionare il cammino dell’umanità, come invece hanno preteso e pretendono varie correnti di pensiero, religiose, filosofiche, politiche, scientifiche. Nessuna interpretazione assolutistica – sia essa evoluzionista, storico-sociale o creazionista – può dar conto delle inesauribili dinamiche e potenzialità degli esseri umani negandone la perfettibilità e le speciali facoltà coscienziali e di scelta. La specie, guidata dai suoi strati più coscienti e reattivi e al suo interno animata dalla liberazione delle potenzialità del genere femminile – che da 150 anni ha avviato una sua propria, lunga rivoluzione –, ha la possibilità di immaginare, preparare, architettare, creare, costruire il suo futuro; ha la possibilità di farlo in maniera completamente diversa dagli assetti meccanici del sistema dominante e degli altri poteri oppressivi, travolgendoli grazie al suo organismo finalmente cosciente; ha la possibilità, per sua natura, di autotrasformarsi e di trasformare il mondo a misura finalmente liberamente umana. 9 Nell’opera sociale e individuale di rivoluzione umanista, socialista, libertaria, femminista, interetnica e universale individuiamo un passaggio indispensabile per l’autoemancipazione della specie, di liberazione del genere femminile in tutta la sua valenza positiva, di affermazione delle autentiche maggioranze delle genti attualmente oppresse che, sottraendosi al sistema, si riorganizzano socialmente e si fanno protagoniste di una nuova comunanza e comune umana in funzione del bene di tutti e di ciascuno. La realizzazione del socialismo come socializzazione del lavoro e del sapere, del tempo e delle cose, come iniziale riappropriazione delle facoltà delle donne e degli uomini, come espressione di un potere positivo, includente ed espansivo, potrà condurre all’esordio di una civiltà finalmente consapevole e felice: “A ciascuno secondo i suoi bisogni, da ciascuno secondo le sue capacità”. 10 La fondazione di un umanesimo socialista rivoluzionario si distingue per principi, metodi, fini e modalità da tutte le correnti attuali e precedenti, incluse quelle che si sono battute per la liberazione. È una ricerca teorica e pratica di una strada di autoemancipazione di tutta la specie, di una prospettiva di bene comune e individuale da vivere e teorizzare, di una teoria generale dell’umano per interpretare ciò che essenzialmente la specie è e può essere nella sua complessità, interezza potenziale e perfettibilità. In questa ricerca non partiamo da zero, ci avvaliamo criticamente di un ampio e variegato ventaglio di pensatori e pensatrici, esperienze sociali, personalità, opere d’arte e di vita quotidiana di cui l’umanità ha lasciato traccia. Una serie di pensatori e pensatrici, trasgressori e trasgressore, in modi differenti e su diversi piani, danno spunti alla nostra ricerca di carattere autoemancipatorio, socialista umanista. Da questi molteplici riferimenti e contributi traiamo suggerimenti, lezioni, elementi in relazione ai diversi piani che affluiscono alla nostra ricerca d’assieme, non in chiave dogmatica né patronimica. In quest’ottica riteniamo conseguentemente superato il socialismo scientifico, da cui una parte consistente di noi proviene, quale teoria unicista che non si interroga sull’essenza molteplice dell’umanità e quindi non dà risposta ai bisogni e ai motivi complessi della sua autoemancipazione. Tra i nostri riferimenti annoveriamo quelle rivoluzioni, fondazioni ed esperienze di vario tipo e ispirazione che hanno espresso una ricerca, seppure iniziale ma positiva, di vita alternativa sottrattiva e comunitaria, di autorganizzazione e riorganizzazione sociale e ideale, di autoattività che segmenti della specie, gruppi di avanguardie e interi popoli hanno cominciato in alternativa ai poteri negativi esistenti. 11 Queste straordinarie mete esistono come possibilità da scoprire e creare, non certo come realtà compiute o risultati fattuali. La prospettiva della Comune universale può essere il principio dell’impegno coerente, dell’autoemancipazione che comincia, una proposta complessiva alla nostra gente che si sviluppa nella quotidianità della vita, cresce nelle lotte e nelle rivoluzioni sociali; perciò essa è un non-luogo per il sistema democratico globale e le altre realtà oppressive. Il nostro socialismo umanista nasce dalle scelte individuali, relazionali e collettive di avanguardie che provano a vivere ed impegnarsi in base alle proprie ipotesi e principi. Donne ed uomini che cercano di affermare una logica concreta del bene condiviso, sottraendosi attivamente ai meccanismi malefici prevalenti, lottando per forgiare una comunità umanista socialista dove ognuno e ognuna sia protagonista in virtù delle proprie scelte. La volontà e le vocazioni, le peculiarità e gli accenti, l’unicità di ciascuna personalità che sceglie di avvicinarsi e di unirsi alla comunanza che proponiamo sono per noi motivo costitutivo essenziale dello sviluppo della stessa. Si tratta di un impegno costante per fondare e interpretare, per incarnare e diffondere, per esprimere e suscitare le idee e i valori, le ragioni e i sentimenti più adeguati all’autoemancipazione dell’assieme della specie. Un impegno per formarsi e formare nell’ottica di una scelta di vita migliore, di ricerca del bene e di solidarietà, di attenzione e cura verso gli oppressi e di lotta implacabile contro tutte le oppressioni. Un impegno a costruirsi come persone libere, capaci di esprimere la propria volontà trasformativa e di arricchirla condividendola, quindi un impegno a costruire tramite un agire coerente relazioni di simpatia, di amicizia, di amore per la comunanza umanista socialista. Un impegno di espressione e di ascolto, di dialogo e propaganda costante in primo luogo con tutti coloro che vogliono cambiare in meglio la vita della specie e la propria vita, per unirli in una prospettiva e in una pratica di comunanza umanista socialista e rivoluzionaria. Un impegno di confronto e contaminazione con tutte le persone, i raggruppamenti e le tendenze che cercano l’autoemancipazione dell’umanità. Quest’opera pionieristica appena cominciata può e deve essere vissuta come soddisfazione, realizzazione e trasformazione di se stessi con/per gli altri, anche attraverso gli sforzi e le difficoltà che comporta e senza indulgere alle ossessioni sacrificali ed autoalienanti tipiche delle religioni e delle politiche. Quest’opera si intende intransigente e paziente ad un tempo, implica un’ambizione globale di scelta come capacità di viverla umilmente ed anche gradualmente per farla crescere in ciascuno e tra tutti, per espanderla, arricchirla, correggerla e diffonderla. Quest’opera si verifica costantemente nei bisogni e nelle esperienze affermative dei nostri simili ed offre come prima e perenne garanzia la prova autobiografica: proviamo ad essere l’incarnazione coerente di ciò che pensiamo e proponiamo. |
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